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Oggi parliamo di...

I BlueStyle - Il Cantautore - I Recitals - Chitarre - Parliamo di...

 

 

Tracklist:

Disc One

  1. Tom Sawyer

  2. Distant Early Warning
  3. New World Man
  4. Roll The Bones
  5. Earthshine
  6. YYZ
  7. The Pass
  8. Bravado
  9. The Big Money
10. Trees
11. Freewill
12. Closer To The Heart
13. Natural Science
14. One Little Victory
15. Driven
16. Ghost Rider
17. Secret Touch
18. Dreamline
19. Red Sector “A”
20. Leave That Thing Alone
21. O Baterista
22. Resist
23. 2112
24. Limelight
25. La Villa Strangiato
26. The Spirit of Radio
27. By-Tor & The Snow Dog/

      Cygnus X-1
28. Working Man

 

Disc Two

The Documentary: The boys in Brazil

Mx Multiangle:

 - XYZ

 - O Baterista

 - La Villa Strangiato

 

Geddy Lee

 

Alex Lifeson

 

Neil Peart

RUSH IN RIO (DVD)

(ANTHEM, 2003)

 

I RUSH hanno compiuto e celebrato i 30 anni di carriera, ma io li ho conosciuti solo tre anni fa. Tuttavia l'impatto è stato così forte e eccitante che in questi anni ho recuperato ampiamente il tempo perduto ed ora posso parlarvene da consumato fan. Ho scelto il video del concerto di Rio de Janeiro del 2003 (esiste anche un triplo cd), per svariati motivi. Personalmente preferisco i cd fatti in studio ed i video live: i primi mi danno pulizia di suoni e tutta la fantasia degli esecutori che (dal Sgt. Pepper dei Beatles in poi) possono sbizzarrirsi in sovraincisioni ed esperimenti; i secondi, arrangiamenti più essenziali ma l'energia del palco e il gusto di sbirciare qualche trucco esecutivo dei miei maestri. Questo concerto, con quasi 30 pezzi, rappresenta un eccellente riassunto della loro opera.

Il trio canadese nasce nel '68 ispirandosi nell'organico e nel suono all'hard-rock di Cream e Led Zeppelin, ma con un occhio al progressive degli Yes. La loro forza risiede nella eccellente bravura tecnica dei tre strumentisti, nella voce acuta e potente di Geddy Lee e nei testi del batterista, Neil Peart, soprannominato il Professore, che riesce a creare veri poemi a sfondo epico, fantasy, mitologico, fantascientifico, toccando via via la storia, la filosofia, la psicologia, la cronaca, il costume. 

Il primo album, omonimo, è del 1974; il capolavoro del primo periodo è 2112, titolo di una suite di 20 minuti. L'anno dopo (1977) con A Farewell to Kings lo stile evolve introducendo l'uso di tastiere, suonate da Lee in brani più complessi, ma anche orecchiabili e accattivanti come Closer To The Heart. L'album successivo (Emispheres) contiene lo strumentale La Villa Strangiato, pezzo imperniato su Lifeson, chitarrista di grande tecnica e gusto, potente e raffinato, mai eccessivo. I pezzi dei RUSH si caratterizzano inoltre per improvvisi cambi di tempo, strappi e accelerazioni, in uno stile che farà proseliti nel metal più tecnico (Dream Theater su tutti).

Un altro strumentale diventato un appuntamento obbligato dal vivo è XYZ (da Moving Pictures del 1981, che contiene anche Tom Sawyer, pezzo d'apertura del concerto di Rio) che permette ai tre di esibire tutta la loro eccezionale padronanza degli strumenti. Nell'85 esce Power Windows per un'ulteriore svolta basata ancor di più sulle tastiere e con pezzi forse più orecchiabili; il riff iniziale di The Big Money è un'apertura indimenticabile!

Da allora i RUSH hanno pubblicato una decina di album (una media di uno ogni due anni), mantenendo ottimi standard e un grosso successo di pubblico. Nel 2004 esce Feedback, una raccolta delle covers più amate dal trio in gioventù: Yardbirds, Who, Cream, Buffalo Springfields celebrati con amore e precisione.

 

A Rio il pubblico di 40.000 persone dimostrava un entusiasmo da vera torcida, cantando in coro tutti i ritornelli, saltando a tempo, sventolando bandiere canadesi e brasiliane appaiate, contribuendo al clima gioioso e coinvolgente del concerto. Il video è molto buono, anche se, viste le difficoltà del sound check per il maltempo, c'è chi lamenta un presunto squilibrio nel volume degli strumenti. Per mantenere gli arrangiamenti fedeli il più possibile agli originali Geddy Lee si alterna al basso e alle tastiere e va da sé che in alcuni casi il gruppo fa uso di piste pre-registrate, senza per altro togliere nulla alla dimensione live.

Alex Lifeson cambia un numero impressionante di chitarre, da fare invidia ad un chitarrista malato come il sottoscritto: ho contato due Les Paul (nera e sunburst), tre PRS (blu, nera e rossa), una Telecaster custom, una Gibson 335, una Gibson jumbo acustica, una "diavoletto" SG, una Ovation classica... e poi ho perso il conto! Eccezionale Neil Peart ne O Baterista, che stravolge completamente il concetto di assolo di batteria, unendo tecnica e tecnologia e riuscendo ad alternare suoni percussivi e suoni melodici. Il pezzo si può rivedere nel 2° dvd ripreso da più angolazioni, così come i due strumentali citati più sopra, unitamente ad un filmato sulla permanenza del gruppo in Brasile.

Dimenticavo di dirvi che i RUSH hanno un grande senso dell'umorismo e dell'autoironia ("Individualmente siamo dei coglioni, uniti siamo un genio!") e sul palco facevano bella mostra di sé per tutto il concerto tre grosse lavatrici in funzione caricate da tre controfigure dei Nostri quand'erano giovanissimi e capelloni. Sullo sfondo un maxi schermo, più altri due, riproponevano i primi piani dei musicisti nonché il buffo dragone della copertina, animato e partecipe dello spettacolo (è un suo respiro infuocato che accende i fuochi sul palco!) ed altri personaggi e filmati, fra cui il teschio rapper di Roll The Bones. Si tratta della title-track dell'omonimo album del 1991, a cui, essendo il mio preferito, dedicherò ora qualche parola in più.

 

ROLL THE BONES - GETTA I DADI

A volte mi chiedo se ha senso fidarsi di una recensione (compresa questa!). Questo album è criticato da molti, che però finiscono per ammettere che contiene almeno tre pezzi eccellenti (quelli riproposti a Rio) ed un buon strumentale (Where's My Thing?), a cui io aggiungo senza esitare Ghost Of A Chance, col che si arriva a promuovere a pieni voti mezzo album. Poiché il resto anche il più acido critico lo definisce per lo meno dignitoso, ne viene fuori un album che si eleva al di sopra di molti altri. Come si può denigrarlo?!

Bravado inizia con un tintinnante e melanconico arpeggio che ben si sposa alle parole:

"Se abbiamo bruciato le nostre ali - volando troppo vicino al sole - se il momento di gloria - è finito prima di cominciare - se il sogno è battuto - e tutto è perduto - noi pagheremo il prezzo - ma senza capirne il costo.

E se la musica si ferma - rimane solo il suono della pioggia - tutta la speranza e la gloria - ogni sacrificio è inutile - e se rimane l'amore - pur se tutto è perduto - noi pagheremo il prezzo - ma senza capirne il costo."

Nel concerto di Rio il pezzo si arricchisce di un assolo finale dolce e jazzato.

Roll The Bones. I dadi sono di osso (e in inglese si usa la stessa parola per definire entrambi) così sia la copertina del cd che il concerto hanno giocato sul doppio significato, facendo recitare da un teschio sullo schermo il rap centrale della canzone che inizia così:

"Noi tracciamo i nostri disegni - ma è la sorte che li realizza

Noi andiamo nel mondo con le nostre possibilità

e il fato è solo il peso delle circostanze

E' la danza di Lady Fortuna - Getta i dadi!

Perché siamo qui? Perché ci siamo - Getta i dadi!

Perché succede questo? Perché succede - Getta i dadi!"

E' la filosofia dei RUSH (o di Neil Peart, se vogliamo): un sereno fatalismo, un occhio disincantato sulle cose, un ottimismo di fondo. La musica è vigorosa, con strappi di tastiere e chitarra, i consueti cambi di tempo, interludi maestosi e un rap centrale ammiccante e spiritoso.

Dreamline inizia saltellando e poi esplode in fuochi di artificio: "Lui ha la carta stradale di Giove, un radar fisso sulle stelle, una bussola a cristalli liquidi, un libro illustrato dei fiumi sotto il Sahara... Quando eravamo giovani vagavamo sulla faccia della Terra stupiti del valore dei nostri sogni imparando che eravamo immortali ma solo per un tempo limitato..."

Grandi RUSH! Grande concerto. Una musica che è epica, lirica, sanguigna, potente, ineffabile.

Io non credo nel destino - o nella mano-guida del fato

Non credo nel "sempre" - o nell'amore come stato mistico

Non credo nelle stelle e nei pianeti - o in angeli che ci sorvegliano da lassù

Ma credo che esista il fantasma della possibilità

di trovare qualcuno da amare

(Ghost Of A Chance)